Se in un’azienda vengono assunti più uomini o licenziate più donne, se queste ultime hanno livelli retributivi mediamente inferiori, mansioni meno qualificate, progressione di carriera più lente, il datore di lavoro è oggi passibile di denuncia e tocca a lui discolparsi quando le statistiche lo “accusano”. Ma è anche possibile promuovere interventi, appositamente finanziati, per attuare la “parità delle opportunità” fra lavoratrici e lavoratori. La legge 125 si propone di “realizzare l’uguaglianza sostanziale tra uomini e donne nel lavoro” e di “rimuovere gli ostacoli che di fatto la impediscono”. Tali ostacoli vengono individuati, tra l’altro, nella diversità dei percorsi formativi e nella differente ripartizione delle responsabilità familiari. Come si vede, applicare pienamente la legge vuol dire scardinare stereotipi culturali profondamente radicati nella società e modificare la struttura stessa dell’organizzazione familiare.
Il volume – che contiene le riflessioni svolte nel corso del Seminario “La legge sulle pari opportunità e le azioni positive”, organizzato dal Coordinamento nazionale donne Cgil e dalla Consulta giuridica della Cgil, che si è svolto a Roma, il 28 maggio 1991 – offre un’attenta analisi del testo di legge e degli effetti che può provocare nelle varie realtà lavorative, condotta da giuriste e giuristi, ricercatrici e ricercatori, esponenti del mondo del lavoro.
