Questo libro, inizio di riflessione per la cultura della pace, analizza le regole poste a fondamento delle dinamiche di sviluppo che dall’occidente si sono andate imponendo su tutto il pianeta.
Si penetra così nei dogmi inviolabili dell’economia, si scopre che il suo motore, la competizione, altro non è che un principio di guerra assai banale: il libero mercato, così tanto esaltato, costituisce solo il luogo dove il più forte può spontaneamente emergere e i più deboli scomparire.
La società prodotta dal dominio della mano ormai visibile dell’economia capitalistica ha dunque il germe della prevaricazione annidato fin nel suo utero.
Con linguaggio nient’affatto tecnico, questo volume offre preziosi spunti e ipotesi per capire che è possibile “sognare” nuove regole di una effettiva democrazia economica, in cui a tutti gli uomini siano finalmente garantite dignitose condizioni di vita nel rispetto delle armonie ambientali.
