Tra le caratteristiche più significative dei movimenti pacifisti (e ambientalisti) degli anni Ottanta, vi sono senz’altro il ruolo centrale e la presenza costante delle donne al loro interno. Questo fenomeno non ha avuto la risonanza che meritava a livello di mass media, ma è ben presente a coloro che a quei movimenti partecipano o si sono interessati. È soprattutto nella qualità, che questa presenza femminile ha rappresentato un elemento di novità: indipendenti, creative, competenti, profondamente coinvolte e impegnate, le donne hanno spesso condizionato in modo decisivo le scelte, gli orientamenti e lo stile dei movimenti. E questo nonostante la componente maschile abbia spesso tentato di avocare a sé i ruoli decisionali e rappresentativi, finendo per emarginare più o meno coscientemente le donne che lavorano al loro fianco. Talvolta queste sono arrivate a promuovere esperienze specificamente ed esclusivamente femminili, con risultati molto significativi, che testimoniano la vitalità delle loro intuizioni. L’autrice, ricercatrice norvegese, in questo volume ne presenta le esperienze; ne fa il punto sui women’s studies; avanza diverse tesi soprattutto sui rapporti fra questo fenomeno e il femminismo tradizionale, che ne è naturalmente una delle componenti fondamentali; e propone alle altre donne obiettivi da raggiungere e battaglie da combattere. Con l’idea che le donne hanno, sul tema della pace, da dare e da dire forse più degli uomini, e che non intendono vedere negata la loro specificità neanche in questo campo.