Il volume, considerato un classico della psicoanalisi delle psicosi è il resoconto toccante di un’esperienza personale e professionale di straordinaria intensità, condotta da Gertrud Schwing, infermiera e psicoanalista svizzera, con pazienti schizofreniche ospedalizzate, attraverso la costante supervisione del suo maestro Paul Federn.
Il lavoro della Schwing si colloca in un contesto storico-istituzionale che vedeva la malattia mentale relegata nell’ambito di approccio esclusivamente farmacologico – o addirittura consegnata ai meccanismi repressivi delle istituzioni manicomiali – mentre gli psicoanalisti, ad eccezione di Federn, Bleuler e pochi altri, “erano istruiti ed interessati soltanto alla terapia dei pazienti nevrotici”. È appunto in questo contesto che la Scwing approda ad una nuova visione degli psicotici rivoluzionaria per l’epoca, sia per il rapporto di partecipata interazione umana che coraggiosamente, giorno dopo giorno, riesce a stabilire con le sue pazienti, sia perché questo nuovo approccio metodologico sembra contenere, già di per sé, importanti valenze terapeutiche, in quanto “può fungere come passo preliminare e concomitante in direzione di un loro trattamento psicoanalitico”.
Il testo della Schwing assume quindi, oggi, il valore di un importante documento storico che testimonia il punto di partenza nella elaborazione delle teorie che hanno portato ad una diversa concezione del disturbo psichico e dei metodi di cura, ma costituisce anche un’occasione per farci riflettere sulla necessità di offrire a tutti gli operatori una formazione orientata psicoanaliticamente.
