Una storia ferrarese – scrive Berlinguer nella sua prefazione al testo – che coinvolge quasi tutta la città e che richiama in ogni momento una vicenda che ha appassionato e diviso l’Italia trent’anni fa: la chiusura dei manicomi.
Un racconto all’interno del quale si intrecciano varie e reali esperienze (oltre che dell’autore di psichiatri, infermieri, psicologi, ausiliari, assistenti sociali ecc.) che a Ferrara, nei dintorni di Ferrara e un po’ ovunque in Italia, nei sette anni cruciali dal 1971 al 1978 hanno pazientemente costruito i presupposti della nostra riforma psichiatrica, sottoponendoli come sottolinea Antonio Slavich al vaglio delle famiglie, dell’opinione pubblica e solo dopo del Parlamento.
Un libro di facile consultazione che tiene conto del processo di preparazione e di attuazione della riforma psichiatrica a Ferrara, un libro di “origine ferrarese” che fa riferimento a quel percorso specifico, ad una situazione concreta e determinata ma non per questo non utile a molta altra gente che attraverso un racconto rigorosamente legato alla sola area temporale dell’esperienza ferrarese dell’autore coglie tra le righe lo spunto per una riflessione più ampia sulla lezione degli anni ’70, stagione di battaglie civili vinte e di riforme incisive.
A distanza di tanti anni dalla legge n. 180 (considerata da molti come la più avanzata) l’esperienza italiana si è diffusa in varie parti del mondo ma ci sono ancora problemi irrisolti: manca una rete di servizi efficaci e capillari; il disagio delle famiglie sembra crescere; esistono ancora manicomi “mascherati”; c’è in corso un tentativo – attraverso proposte di legge – di ripristinare forme di segregazione permanente a danno di coloro che soffrono di disturbi mentali. Il libro vuole essere anche una piccola pietra nella diga che tutti dovremmo costruire per bloccare l’eventuale ripresa di un iter parlamentare che vuole porre mano a “riforme” che negano, respingendoli indietro di decenni, valori, diritti, solidarietà sociali consolidati….
