Preso atto del divario che separa la capacità esplicativa della criminologia dalla complessità del crimine, gli autori denunciano il rischio che la disciplina perda il contatto con l’evoluzione sociale del proprio oggetto, incontrando difficoltà crescenti nel rispondere alle sfide sempre più impegnative che da esso provengono. Questo rischio e queste difficoltà sono all’origine di una crisi che il volume affronta come problema teorico di base, ricostruendo innanzitutto il percorso storico della criminologia nelle sue tappe salienti. Dai primi interessi bioantropologici, sociologici e psichiatrici, al dibattito sulla “labelling theory” e sul controllo sociale, fino alle più recenti ipotesi costruzionistiche, il panorama della materia viene riconsiderato in modo da evidenziare le crescenti tensioni esplicative e il bisogno di nuovi paradigmi. In costante riferimento al più recente dibattito scientifico, si definisce così la fisionomia di un costruzionismo complesso, di derivazione psicologica e sociologica, che consente di individuare una nuova unità di analisi a livello degli ambiti specifici nei quali si costruisce il crimine come comportamento e come problema sociale: l’azione deviante e l’azione di controllo, qui presentate come organizzatori terminali di variabili soggettive e relazionali, simboliche e sociali, e quindi come luoghi privilegiati di osservazione e di analisi per una migliore comprensione del fenomeno criminale.
