Un uomo ancora giovane perde la propria identità nei pressi di un villaggio africano sorto nel cuore delle Puglie. All’incontro accidentale con un ambulante nero che gli vende il suo nome e cinque conchiglie segue quello con un vecchio prete ed un gruppo di musicisti eredi di un’antica tradizione afroislamica: quella della confraternita degli ghnaua. Crudeltà delle leggi di sopravvivenza, alchimia della musica e dei rituali africani, calore della solidarietà di uomini disprezzati dal nostro mondo smemorato, l’uomo varcherà grazie a loro la porta che apre sui misteri dimenticati nascosti nel proprio cuore, un cuore che batte allo stesso ritmo di quello dei suoi fratelli di fortuna.
La seconda parte del libro presenta alcune foto di una cerimonia ghnauna scattate dall’autore nel corso del mese di Shaban 1989 in Africa del Nord. Queste immagini, rapide, non premeditate, sono il frutto di una disponibilità rara da parte delle persone ritratte in un momento intimo protetto dal rituale. Un’intimità che si svela ad uno sguardo “interno” alla dinamica stessa dell’avvenimento colto con un occhio non certo da reportage.