“Ciascuno sa che cos’è un’emozione, finché non gli si chiede di definirla”: questa considerazione di B. Fehr e A. Russell, posta in apertura a un articolo sulla psicologia delle emozioni, è sicuramente attendibile, poiché anche per gli psicologi le emozioni costituiscono un problema. Dagli anni settanta a oggi si è avuta una grande fioritura di studi e ricerche su questo tema, sia in America che in Europa. Una delle questioni più dibattute tra gli addetti ai lavori è se le emozioni siano distinte qualitativamente ma uguali per grado e dignità, oppure ordinate in modo gerarchico, con alcune emozioni più “emozioni” di altre.
Schematizzando al massimo, si tratta di capire se i processi emozionali si costituiscano a partire da un numero limitato di emozioni ben differenziate (“primarie”), o invece si strutturino in schemi di pensiero, valutazioni e risposte in seguito a ripetute esperienze, e quindi attraverso processi di apprendimento. In questo ultimo caso, non avrebbe senso parlare di emozioni primarie e secondarie, poiché tutte sarebbero ugualmente figlie dell’esperienza.
A questo dibattito questo libro vuole richiamarsi, invitando a esprimersi un gruppo di esperti che da molti anni lavorano in settori specifici della psicologia delle emozioni: M.W Battacchi, R. Caterina, D. Galati, E. Làdavas, A. Oliverio Ferraris, D. Palomba, M. Poli, P.E Ricci-Bitti, K.R Scherer.
Il concetto di emozione primaria è così confrontato con i dati che emergono dalle ricerche su espressione facciale e vocale, filogenesi e ontogenesi, psicologia storica, psicofisiologia, neuropsicologia e infine conoscenza delle emozioni.