L’autrice, una giornalista russa del Newsweek, racconta il destino delle donne kamikaze, le circostanze del loro reclutamento e le ragioni che le hanno spinte a uccidere degli innocenti. Il punto di partenza è l’impossibilità di credere che a vent’anni, in condizioni normali, si possa aver voglia di andare a morire uccidendo degli innocenti, sia pure per la fede, l’onore, la libertà. Ma la verità è che le donne, in Cecenia, dove sono all’ordine del giorno rastrellamenti, uccisioni sommarie, stupri, torture, violenze, diventano preda di chi specula sul loro dolore e finiscono nei campi di addestramento per attentatrici-suicide. Per loro non esiste la speranza nel domani, e l’istruttore non deve far altro che portare l’angoscia al punto di non ritorno e offrire la morte come via d’uscita. In realtà, chi promette loro il paradiso e Allah, non fa altro che usarle, strumentalizzando la religione.