Un lavoro quello di C. Ranci che rappresenta un primo tentativo di definire un insieme di indicatori più complessi tanto della povertà quanto della vulnerabilità: più adeguati sia a rappresentare le situazioni di forte disagio, se non di incapacità, a far fronte ai bisogni quotidiani e di medio periodo, sia a cogliere le situazioni di criticità, in cui una situazione di equilibrio potrebbe essere messa a repentaglio da eventi imprevisti o anche solo dall’entrata in un’altra fase della vita. Ci eravamo illusi che un progressivo miglioramento generale del tenore di vita potesse condurre a un graduale superamento delle disuguaglianze, ma l’inizio del secolo è segnato dall’esplosione di una nuova questione sociale. Ai nuovi “profili di rischio” non corrispondono nel nostro paese politiche sociali adeguate. La precarietà del lavoro, l’instabilità familiare, le difficoltà di accudimento dei bambini e di cura degli anziani, i problemi abitativi, la solitudine e l’assenza di aiuto da parte di parenti e amici costituiscono i principali aspetti della mutata vulnerabilità sociale. Una situazione assai diffusa in Italia, ormai condivisa, nell’esperienza quotidiana, da gran parte della popolazione. A partire da una vasta base informativa, il volume tratteggia i caratteri della nuova “società del rischio” verso cui ci stiamo rapidamente dirigendo.
