Questo libro di Charles Larmore affronta una delle questioni che sono ormai al centro della discussione nella filosofia e nella teoria politica contemporanee: la questione del pluralismo dei valori, del politeismo o, come si usa dire, della frammentazione del valore. Come è possibile, in un mondo essenzialmente pluralistico, trovare regole o valori che possano essere condivisi, da individui e gruppi che sacrificano a differenti dèi?. I dilemmi del pluralismo e le varie risposte a questa ineludibile tensione fra quanto deve essere comune e quanto è inevitabilmente differente fra uomini e donne nella società contemporanea sono al centro della ricerca filosofica contemporanea. Larmore considera in questo libro tre strutture proprie della complessità morale. La prima è quella che è stata trascurata dalle due grandi tradizioni dell’Illuminismo, quella Kantiana e quella utilitaristica. Contro le insufficienze di Kant, Bentham e dei loro eredi, Larmore riprende gli argomenti dei cosiddetti filosofi neo-aristotelici tra cui la figura più importante è quella di Alasdair MacIntyre, autore di Dopo la virtù. Tuttavia, Larmore non accetta nella sua interezza la tesi dei neo-aristotelici e affronta la seconda struttura della complessità riconoscendo che la condivisione di valori differenti, in diverse culture e forme di vita, non può erodere l’ideale democratico della virtù della giustizia che richiede laicamente la neutralità politica rispetto agli ideali della vita buona. Infine, allargando il discorso al più vasto e variegato campo nel pensiero morale, egli suggerisce l’urgenza di un approccio più flessibile e più fedele alla reale esperienza della complessità dei dilemmi morali propri della vita di ciascuno di noi.