All’interno del dibattito inerente le politiche sociali nel nostro paese si inserisce questo volume con un focus speciale sull’esperienza del Reddito Minimo di Inserimento (Rmi), quale misura di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale.
L’autore propone un’analisi sociologica delle complesse trame della povertà, ricostruendo sia il quadro europeo che quello italiano entro cui è stata avviata la sperimentazione del Rmi; l’interrogativo che percorre tutto il lavoro riguarda la possibilità che le politiche di ultima istanza possano rappresentare una risorsa di capitale sociale, ovvero uno strumento pubblico ricco di risorse sociali (economiche, informazionali, psicologiche, di fiducia sociale) che agisce sulle reti di relazione delle persone e ne potenzia lo sviluppo, contrastando la condizione di deriva sociale dei beneficiari. Secondo l’autore, il Rmi ha rappresentato per il sistema di welfare italiano un modello ad “elevato capitale sociale” perché ha prodotto una riorganizzazione innovativa del sistema di protezione sociale, incidendo in maniera determinante sulla costruzione della rete delle singole realtà territoriali: ente locale, terzo settore e società civile. A Napoli il Rmi è stato avviato nel 1999 dall’ex Assessorato alle Politiche Sociali di Maria Fortuna Incostante (poi Assessorato agli Affari Sociali di Raffaele Tecce) e sperimentato fino al 2004; ha visto la partecipazione al programma di 4055 famiglie (17.655 persone su tutto il territorio cittadino) e la messa in rete del Comune di Napoli assieme a 12 enti del Terzo Settore, Scuole, Enti di Formazione Professionale, Parrocchie, Università.