Rispetto alla discussione politica e al dibattito scientifico corrente in Italia il lavoro di Donolo e Fichera si muove autonomamente, evitando l’impasse di una condanna impotente delle attuali istituzioni politico-amministrative e l’illusione di un rilancio in grande stile della politica e delle sue capacità di autoriforma.
Le ricerche presentate in questo volume, orientate in molte direzioni e su più livelli, mostrano le virtù e i rischi propri di una democrazia matura, che – grazie ad innovazioni – potrebbe essere in grado di reggere le sfide imminenti di una nuova fase di modernizzazione.
L’aspetto più originale del libro è nell’idea di “limiti della politica” in una democrazia matura (che però costituiscono chance di innovazione per attori capaci), nella proposta di una concezione inedita di innovazione specifica per il contesto sociale e politico, nella rilevanza assegnata ai processi cognitivi e interpretativi nel mutamento sociale, nell’individuazione di nuove materie – spesso ostiche per la politica – che contribuiscono a definire una nuova e ipermoderna prospettiva di mutamento accelerato. Tema centrale è l’innovazione politica: i processi politici, istituzionali e sociali che la possono produrre, il suo ruolo in rapporto ai problemi della fase politica attuale, i suoi nessi con una concezione più tradizionale di riforma.
Il volume comprende parti più teoriche, dedicate all’esplorazione del concetto di innovazione e delle sue culture, e studi di casi tratti dall’esperienza italiana. L’opera è concepita come un contributo alla discussione sulla governabilità e sulla riforma del sistema politico, ma propone anche una peculiare lettura del caso italiano negli anni ’70 e ’80.
Contributi di Mimmo Carrieri, Pier Luigi Crosta, Ota De Leonardis, Gabriella Turnaturi.
