In una indagine della Rai sull’audience televisiva dei bambini al di sotto dei 6 anni, il 63% del campione, intervistato ha risposto di “trascorrere il pomeriggio in casa da solo senza compagni o amici davanti alla TV”.
Ad un’analisi più accurata è emerso che solo il 23% dei bambini preferisce la televisione agli amici e al gioco; quindi non esiste da parte di questo tipo di utenza infantile un’innata propensione verso il surrogato televisivo.
La causa va ricercata nell’elevata esposizione quotidiana ai messaggi TV da parte del bambino, prodotto del corrente clima relazionale che si è instaurato nella famiglia nucleare italiana. La contrazione degli spazi relazionali, a partire dalla sfera socio-affettiva che avviene in seno alla famiglia nella fase della socializzazione primaria del bambino, è legata ai profondi cambiamenti che si sono verificati in questi ultimi anni nel tessuto sociale del nostro paese. A quali mutazioni psicologiche e comportamentali la cultura mass-mediale porterà il bambino? Quali sono gli obiettivi educativi elaborati dalla scuola materna per rispondere alla complessa “galassia semiologica” in cui il bambino è immerso? Questo libro cerca di dare una risposta a questi e ad altri interrogativi che una società sempre più evoluta ci costringe ad affrontare.