Molti dei problemi che oggi si vivono trovano nella vita quotidiana o nelle diverse vite quotidiane l’humus di crescita e di sviluppo. Disagio, patologie psichiche, tensioni sociali, ecc., prendono tutte spunto dalla problematicità del quotidiano. Dal punto di vista culturale, poi, la vita quotidiana ha avuto, negli ultimi anni, attenzioni alterne collegate alle diverse stagioni della sociologia e della vita dei movimenti sociali.
A partire da ciò, l’Autore tenta una ricognizione delle diverse letture – in particolare sociologiche – fatte a partire dagli anni ’30 per dimostrare la presenza di un filo conduttore che le accomuna: lo spazio materno. Questo concetto di origine psicoanalitica, è qui usato come paradigma dei diversi approcci al tema. Ma contemporaneamente, nell’ultima parte, viene posta una questione di non poco conto, relativa alla pertinenza o meno oggi della possibilità di concepire la vita quotidiana senza fare i conti con i grandi temi della complessità sociale, della improbabilità, della selettività nelle relazioni, ecc. In fondo, ciò che oggi si vive è un quotidiano paradossale, dove identità soggettive e collettive, sistemi di relazioni, possibilità di previsione del futuro, richiedono per sopravvivere sforzi talmente dispendiosi che ne minano le fondamenta. Questo impone, a livello teoretico come a livello esperienziale, l’esigenza di ripensare il quotidiano.