Questo volume è un documento di quel tipo di amore per la città che non ama le celebrazioni nostalgiche, ma è bruciato da un’impazienza, dal desiderio di farle riprendere in cammino, di restituirle un antico rilievo.
Mar comune si propone un obiettivo ambizioso: saldare l’intransigenza laica di Gaetano Salvemini e quella religiosa di don Tonino Bello in una sola spinta, farle diventare governo, far loro attraversare il terreno pieno di trappole e di delusioni che separa la profezia dall’azione politica concreta. Al centro della scommessa dell’autore c’è il mare: se non si trasforma il mare in risorsa simbolica, politica ed economica, nulla di veramente nuovo ci sarà a Molfetta è in gran parte del Mezzogiorno d’Italia.