L’interesse crescente per i fenomeni migratori sollecita l’antropologia a riflettere sugli aspetti teorico-metodologici connessi a tali processi e sul ruolo stesso dell’antropologo.
In questo libro viene presentata un’indagine etnografica, basata sull’osservazione e su colloqui semistrutturati all’interno di una specifica comunità, quella dei marocchini in Umbria. La riflessione parte dall’idea di comunità e attraversa tale concetto quando è applicato ad una dimensione dinamica, come quella immigratoria, in una specifica identità arabo-islamica. Il testo evidenzia le catene migratorie e alcune reti di relazioni interne alla comunità, come la dimensione familiare, fondamentale nel mondo arabo e le modalità di aggregazione formali e informali del gruppo (dinamiche identitarie). Un’analisi specifica è rivolta all’universo femminile e al ruolo delle donne nei riti della nascita, atti fondativi della famiglia e al tempo stesso di riconoscimento del gruppo nella società di accoglienza nella sua dimensione religiosa e culturale. Inoltre, l’attenzione ai vissuti aiuta a comprendere i fenomeni migratori, anche quelli legati alla marginalità: spesso i comportamenti a rischio si producono come sito non voluto del percorso migratorio, soprattutto qualora non si realizzi un inserimento sociale o non si abbia il sostegno di catene familiari.