Questo lavoro analizza il modo in cui si è realizzato il moderno progetto di gestione della malattia mentale e indaga su come il paradigma psichiatrico ottocentesco abbia interagito con le dinamiche di emarginazione e di espulsione di taluni soggetti dal tessuto sociale. Il tema centrale di questo lavoro è quindi la medicalizzazione, quel processo cioè che ha segnato, tra continuità e cesure, il passaggio da una concezione secondo cui la follia era uno stato di alterazione dell’anima, una disarmonia morale, o una realtà oscura, a una vera e propria malattia che rientrava essenzialmente nella sfera di competenza medica.
La ricerca, basata in prevalenza sulla documentazione conservata presso l’Archivio Storico del manicomio di Santa Maria della Pietà, tenta, quindi, di capire quali condizioni sociali e culturali resero possibile la costruzione di villaggi entro cui trattenere i malati di mente, quale tipo di relazione univa i manicomi al territorio circostante e in che modo la definizione di un sapere medico e la messa a punto di precise classificazioni psichiatriche hanno inciso sulle dinamiche di esclusione e di emarginazione sociale.
