“Solo” ventisei giornalisti uccisi nel 1997 nell’esercizio della loro attività professionale: quasi un quarto di quelli che nel 1994 pagarono con la vita il fatto di lavorare per informare.Una diminuzione dovuta, fra l’altro, al ridursi dei conflitti armati, come nei Balcani o in Cecenia, e al mutamento del terrore in Algeria.
Ma non c’è di che rallegrarsi come dimostra l’annuale Rapporto di Reporters sans frontières, di cui per la prima volta viene pubblicata una edizione italiana nella parte dedicata ai paesi del bacino del Mediterraneo. Se ci sono stati meno giornalisti uccisi, le altre forme di violazione della libertà di stampa non si sono attenuate. Al 1° gennaio 1998 vi erano circa 90 giornalisti in carcere per la loro attività, cioè lo stesso numero del 1997; mentre aggressioni, fermi, condanne di editori e giornalisti, sequestri e censure di pubblicazioni si sono susseguiti allo stesso ritmo degli anni scorsi.
