I saggi contenuti in questo libro propongono risposte – o tentativi di risposte – a una domanda: che cosa significa essere giovani a Napoli? Le diverse sezioni e gli episodi narrati, vissuti in prima persona dagli autori, mostrano che Napoli è una città-pianeta in cui la vita può essere ipertecnologica o al limite della resistenza sociale, a seconda delle zone. Tratto comune tuttavia della vita di una grande maggioranza dei giovani napoletani è la disgregazione sociale: essa ha colpito ormai, dopo le aree suburbane a popolamento rapido e precario, anche il centro, i “bassi” dove una volta il senso comunitario (famiglia, parentado, vicinato) era fortissimo. L’aggregazione è spesso offerta dal gruppo giovanile e dalle strutture criminali che utilizzano volentieri i minori. E la scuola? La scuola è una vera matrigna per chi vive in condizioni svantaggiate – e in molte zone dell’hinterland si tratta della maggioranza. – Là dove la famiglia è incapace di provvedere materialmente, affettivamente, moralmente, la scuola avrebbe il compito di riempire un vuoto: invece condanna i suoi figli a una mortalità scolastica altissima, che si ritrova in quattro su cinque vicende di criminalità minorile. Le storie – di scuola, di giustizia, di eccezionale solidarietà (come l’affido di Tonino a Don Riboldi, Vescovo di Acerra) – raccolte nel volume puntano il dito proprio contro di lei, la grande assente.
