Questa prima edizione di Numeri Sociali contiene 235 tabelle, scelte tra le 2.110 contenute nel data base di Redattore Sociale, a loro volta selezionate tra altre decine di migliaia. In alcuni casi le tabelle sono precedute da brevi premesse, ugualmente fitte di cifre. L’agenzia ha sempre dato grande importanza ai numeri. Li cita nei titoli, li usa come approfondimenti delle notizie, li riporta nella newsletter quotidiana; segue con assiduità le presentazioni di ricerche, rapporti, inchieste; anche locali, se servono a far luce su mondi poco illuminati. Per raccontare come si evolvono “il disagio e l’impegno sociale” occorrono una normale professionalità e un minimo di coinvolgimento. Ma, forse più che altrove, è necessario incardinare nella narrazione le dimensioni concrete: serve a far percepire il peso di certe categorie, a collocarle in un contesto al di fuori del quale sarebbero solo fatti di cronaca, o effetti collaterali di politiche ed economie.
Nel mettere insieme i capitoli di questo libro, ancora una volta gli autori hanno constatato come per interi fenomeni manchino cifre attendibili e definite (si pensi alla prostituzione o ai senza dimora). Per altri (come la povertà) vi sono invece statistiche annuali e persino organismi istituzionali preposti, ma non si è ancora riusciti a incrociare le tante possibili letture per rivelare il vero volto del problema. Altri temi sono indagati nei dettagli in quanto costituiscono un pericolo per la collettività (come il contagio del virus Hiv). Altri ancora sono contati quasi di risulta nelle statistiche sanitarie (come la disabilità o la malattia mentale), risultando incasellati in numeri troppo alti o troppo bassi, ma sempre insufficienti per farne intravedere i risvolti sociali. Solo in rare occasioni sono disponibili raccolte organiche di dati. E sono spesso realtà del volontariato (come la Caritas per l’immigrazione, la Fivol per il volontariato) a sopperire con scientificità alla carenza di monitoraggi costanti. In realtà, ciò che davvero manca per argomenti “deboli” come quelli considerati nelle pagine del volume è l’investimento pubblico nello studio finalizzato alla comprensione delle loro cause e tendenze. Ne risultano rappresentazioni approssimative, persistenze di stereotipi, visioni invecchiate, eccessi di enfasi, pietismo o drammatizzazione. Mentre nella trattazione di altri aspetti della vita della società – basti guardare l’economia, la politica, lo sport – si utilizzano dettagli e cifre fino all’eccesso, per il “sociale” avviene l’opposto. E se è sicuramente difficile reperire le quantificazioni esistenti, è anche poco diffusa l’abitudine a cercarle e utilizzarle. Lo sforzo che l’Agenzia Redattore Sociale compie ogni giorno è diretto anche a stimolare questa abitudine.
