Negli anni recenti le politiche sociali attuate dalle democrazie industriali europee sono state oggetto di dure critiche, soprattutto da parte neo-liberista, tendenti ad evidenziare come, a fronte dell’enorme impiego di risorse economiche, gli interventi dello stato sociale non siano stati in grado di modificare sostanzialmente la distribuzione diseguale delle ricchezze e, soprattutto, di eliminare la povertà. In conseguenza si è assistito anche nel nostro paese all’emergere di nuovi orientamenti più favorevoli al mercato e al ripristino di forme di selettività, intese come mezzi per discriminare positivamente a favore dei gruppi meno privilegiati.
L’Autore ha inteso verificare, mediante un’accurata ricerca comparativa, la fondatezza di tali critiche e discutere, sulla base dei più significativi riferimenti sia in campo sociologico che in campo economico, la validità delle proposte selettiviste.
Sulla base delle ricerche e dei confronti svolti e attraverso la messa in evidenza della esistenza di altri orientamenti più favorevoli ad un recupero della solidarietà che a una rivalorizzazione del contratto, la conclusione che il volume suggerisce è che la pur necessaria correzione del modello attualmente prevalente di politica sociale debba avvenire nel senso non di uno smantellamento del welfare state ma di una più forte interazione fra stato mercato e terza dimensione.
In questa prospettiva, l’ampia appendice del volume offre una prima ricognizione documentata dei rapporti fra associazioni di volontariato e servizi pubblici in Italia e dei problemi che caratterizzano questa faticosa transizione verso un nuovo modello di politica sociale.
