I saggi che compongono il volume svolgono una interessante critica al “modello di difesa” a partire da punti di vista inconsueti e stimolanti. Il libro non nasce da un semplice esercizio intellettuale di un gruppo di persone accomunate dall’interesse per un’indagine sulle tendenze del pensiero militare italiano ed occidentale.
Non è neppure solo una distaccata, anche se appassionata, analisi di quanto a questo pensiero sia collegato o ad esso consequenziale (strategie e pratiche militari, superamento del costituzionale ripudio della guerra “come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”, economia, produzione ed industria bellica).
Il libro tratta di questi elementi e dei processi storici in cui sono inseriti, ma è esso stesso uno degli sbocchi di un processo di lotta, condotto da persone concrete, dentro e fuori l’industria militare contro quelle stesse tendenze che il libro descrive.
Attraverso di esso, infatti, prosegue, e in un certo senso riparte con più vigore, l’iniziativa antimilitarista di Elio Pagani e Marco Tamborini – tra i coautori del libro – e della realtà di movimento che essi hanno rappresentato, prima in fabbrica (l’Aermacchi di Varese) dentro il sindacato e tra i lavoratori, poi fuori della stessa (poiché espulsi brutalmente da una direzione sorda alle loro sollecitazioni ad intraprendere un processo deciso di riconversione ma pronta invece ad approfittare di una situazione di crisi per “regolare” con loro “i conti”), tra i colleghi in cassa integrazione a zero ore e nel territorio.
Il libro dunque non è solo il risultato di una ricerca, ma rappresenta una concreta espressione di solidarietà nei confronti dei due e di tutti gli altri lavoratori e cassaintegrati Aermacchi che, più o meno esplicitamente e direttamente, hanno condiviso coi primi proposte e iniziative.
