“I volontari non sono dei tappabuchi”, questo il messaggio del volume, che invita a considerare il volontariato “Uno strumento di empowerment” – come recita il sottotitolo – che restituisce alle persone e alle comunità la capacità e il potere di scegliere il proprio modo di vivere i rapporti e le relazioni. “I volontari – si legge nella presentazione del testo – non intervengono per arginare le falle lasciate dalla politica, che non sa o non vuole mettere mano alle tante forme di disagio presenti nelle nostre città. I volontari rappresentano una forza sociale che sa e vuole cambiare il modo stesso di vivere e affrontare i problemi della convivenza.
Quelli che per molti sono problemi – immigrati, poveri, alcolisti, tossicodipendenti – per i volontari rappresentano delle risorse, fonti a cui attingere per costruire nuove modalità di relazione, fondate sulla valorizzazione della diversità e della complessità”. Il concetto di fondo intende quindi il volontariato non come spirito di servizio o assistenzialismo, ma come solidarietà organizzata, motore di cambiamento delle persone e delle comunità. Il volume fornisce anche una serie di indicazioni operative per la formazione di nuovi volontari e la crescita delle organizzazioni.
