Ersilia Salvato è una delle ultime pasionarie della nostra scena politica – venuta dal mondo della città del volantino, dell’impegno e degli ideali semplici di base. Alla luce di questo crudo dato di cronaca, il modo in cui risponde in questo libro alla domanda sul perché consegnare a una pagina scritta la memoria politica dal versante di una donna militante venuta dal mondo del lavoro, di questo rapidissimo trentennio: “per non disperdere ciò che si è fatto”, assume un significato insieme importante ed evidente. Non disperdere ciò che si è fatto è, per lei – che ricorda i suoi anni dalla prima gioventù di madre all’impegno internazionale di senatrice in prima linea per i diritti umani, una necessità esistenziale, e questo primo senso dota il racconto di una densità narrativa e di una intensità romantica. È anche una necessità di testimonianza dei tempi, poiché tanto più velocemente e inesorabilmente cambiano le cose quanto più naturale e semplice è che se ne confondano le prove di esistenza storica.
