L’autore crede nell’evangelo di Gesù come “buona notizia” per tutti e sogna una comunità ecclesiale capace di annunciarlo in modo che i giovani di questo nostro tempo lo possano sperimentare come “un’apertura ai propri problemi, una risposta alle proprie domande, un allargamento ai propri valori ed insieme una soddisfazione alle proprie aspirazioni”.
Sappiamo però che questa stessa preoccupazione può essere realizzata secondo modalità diversificate. Per lavorare da buoni amici, che sanno dialogare anche se vedono le cose in modo diverso, e che sanno aiutarsi reciprocamente a valutare le proposte in modo critico anche quando è troppo facile andare d’accordo, ci si deve confrontare sulle scelte di fondo. L’Incarnazione è sicuramente una di queste, forse quella più caratterizzante. Prendendo l’Incarnazione come “criterio” normativo di una rinnovata prassi pastorale, l’autore suggerisce a comunità ecclesiali, movimenti, gruppi, operatori pastorali, impegnati per la causa di Dio nella causa dell’uomo, alcune prospettive metodologiche di educazione cristiana dei giovani.