Nonostante recenti leggi penali e penitenziarie improntate in senso risocializzativo il condannato o chi abbia già scontato una pena è tuttora respinto. Il concetto di retribuzione continua a caratterizzare il pensiero e soprattutto la condotta di molti cittadini – ed in particolare di molti cristiani. Questi provano talora notevole disagio verso le nuove tendenze dell’esecuzione penale: esse non pongono forse in discussione risposte classiche, anzi pilastri dell’etica punitiva cristiana? Si impone dunque la questione di principio relativa al significato della pena dal punto di vista cristiano, questione che precede quella di una consequenziale esecuzione delle sanzioni.
L’Autore enuclea il principio della riconciliazione come motivo biblico centrale per una fondazione della pena. Esige perciò il distacco dall’idea (fallimentare) di retribuzione: questa non può richiamarsi alla Bibbia (e neppure al Dio che punisce dell’Antico Testamento). Secondo la Bibbia, piuttosto, senso e legittimazione di qualsiasi punizione è solo l’aiuto sociale, il reinserimento nella comunità. Tale revisione di tradizionali posizioni cristiane offre un costruttivo contributo teologico alla disputa sulla fondazione e sull’esecuzione della pena.