Il libro di Pellegrino e Thomasma è un punto di arrivo nella riflessione sulla filosofia della medicina che da almeno due decenni sta avvenendo intensamente negli Stati Uniti, sotto il nome di bioetica. Gli autori prendono una chiara posizione nei confronti delle tendenze a rifiutare il rapporto tradizionale tra medico e malato, per promuovere l’autodeterminazione del paziente. Si tende a considerare con sospetto l’orientamento a fare “il bene del paziente”, come espressione di un paternalismo non più conciliabile con l’autonomia che spetta all’individuo, anche in condizione di malattia. Il modello di “beneficità nella fiducia” proposta da Pellegrino e Thomasma si pone invece come via intermedia tra il paternalismo della medicina ippocratica e l’autonomismo di quella contemporanea. Pur accettando i valori dell’autonomia, vuol conservare il particolare significato del rapporto che si crea tra medico e paziente nella condizione di malattia.