La riforma “Moratti” prevede: informatica subito, a sei anni. Allo stesso tempo ci si interroga. L’applicazione delle nuove tecnologie e dell’informatica, rispetta il punto di vista del bambino in quanto portatore di diritti e di una propria visione del mondo? L’educazione informatica così come è attualmente impartita, riflette i bisogni formativi dei bambini? Il parere autorevole di Mario Morcellini, direttore del Dipartimento di Sociologia e Comunicazione dell’Università “La Sapienza” e di Salvatore Cinà, direttore dell’INValSI, già provveditore agli studi di Grosseto e di Napoli. Base della discussione la ricerca contenuta nel libro e progettata da “Ubi Minor”, cooperativa sociale impegnata in attività di studio e di promozione sui temi della promozione dei diritti dei bambini, promossa in collaborazione con la cattedra di Teoria e tecniche dei nuovi media dell’Università degli studi di Roma “La Sapienza”. L’indagine parte proprio dalla verifica del rispetto del punto di vista del minore e vede coinvolto un campione di 1430 soggetti frequentanti alcuni circoli didattici del Comune e della Provincia di Roma. Nel libro si evidenzia l’opposizione fra il modo in cui i bambini, da una parte, e genitori e docenti, dall’altra, intendono gli aspetti ludici e formativi delle applicazioni informatiche e come tale condizione sia destinata a radicalizzarsi.
