Dopo un silenzio protrattosi per oltre un secolo, la famiglia è tornata ad essere “soggetto politico”, soprattutto per la dura denunzia nei confronti dell’istituzione familiare portata avanti dalla psicanalisi e dalla Scuola di Francoforte. Attraverso un’ampia ricognizione del rapporto che il pensiero moderno, da Lutero a Tocqueville, ha instaurato tra famiglia e potere politico, la ricerca mette in evidenza l’esistenza di “due” linee alternative, quella della “continuità” e quella della “discontinuità” fra “padre” e “sovrano”. Ne emerge – soprattutto nei saggi della seconda parte – una lettura aperta e problematica della figura paterna e della stessa istituzione familiare, posta al crocevia tra “pubblico” e “privato”, oggetto di una ricorrenza dialettica fra “autorità”, come avvio alla responsabilità e dunque alla libertà, e “autoritarismo”, come riproduzione nella famiglia dei meccanismi di potere agenti nella società. Si affaccia sullo sfondo il tema della “società fraterna”, come trascendimento, non come negazione, dell’immagine paterna. Ricche di spunti problematici risultano inoltre le pagine dedicate ad un tema in gran parte nuovo per l’indagine storiografica, e cioè il rapporto tra storia della famiglia e storia delle istituzioni politiche e sociali.