Facendo riferimento a una ricca documentazione statistica, e tracciando su questa base le linee di una possibile “dinamica della povertà” dal Medioevo all’Ottocento, gli autori individuano alcuni nuclei problematici di fondo: a quali fattori può essere fatto risalire l’impoverimento? Quali riflessi determina il variare dei sistemi economici sulla quota di popolazione emarginata dal processo di sviluppo? In che modo e in quale misura riesce a intervenire sulla povertà l’assistenza pubblica e privata? Di questi nodi irrisolti nello sviluppo capitalistico europeo, Lis e Soly colgono con originalità connessioni e implicazioni, giungendo alla conclusione che all’interno di un sistema economico la povertà non rappresenta un semplice fenomeno residuale, bensì è un elemento intrinseco alla struttura stessa dell’economia. Pertanto le forme della povertà (così come le forme dell’assistenza) mutano in relazione diretta con il mutare dei sistemi economici; e, per quanto equilibrato, o per quanto veemente, non esiste sviluppo economico in grado di portare automaticamente a zero i livelli di povertà.
