I dormitori pubblici sono la soluzione istituzionale adottata su scala nazionale a partire dagli anni intorno al 1880 per offrire ricovero notturno ai miseri privi di abitazione. Essi sono una componente di quel circuito di istituzioni totali con cui si è affrontato il problema del contenimento della devianza sociale nella fase dell’industrializzazione e dell’inurbamento di ingenti masse di contadini proletarizzati seguita alla creazione dello stato nazionale; il processo di deistituzionalizzazione dell’ospedale psichiatrico di Trieste ha innescato un analogo processo di deistituzionalizzazione del dormitorio pubblico. Gli utenti dell’alloggio popolare erano infatti in percentuale estremamente elevata anche utenti dell’ospedale psichiatrico.
Il superamento reale del manicomio ha dunque implicato che fosse affrontato il problema del reinserimento sociale di questi soggetti, sottraendoli alle terribili condizioni di vita in cui versavano.
Il testo affronta nel contesto di un’analisi dell’utenza, dei registri istituzionali e della collocazione e funzione del dormitorio pubblico di Trieste nel circuito delle altre istituzioni totali, la storia e l’analisi delle pratiche poste in atto dall’èquipe di sociologhi che ne ha promosso la deistituzionalizzazione.
In appendice si propongono alcune ipotesi e considerazioni sulla funzione attuale e storica dei dormitori pubblici italiani anche attraverso un raffronto storico con i manicomi.
