Il lavoro della Bandinelli, basato su alcune affermate teorie dell’educazione, sviluppa un sistema di pura pratica didattica, rappresentando così uno strumento efficace per il conseguimento degli obiettivi via via esposti. Il libro può definirsi una sintesi armonica tra pensiero e azione, tra consapevolezza ed entusiasmo, tra conoscenza delle difficoltà infantili ed ottimismo.
L’autrice parte da teorizzazioni documentate dalla speculazione di alcuni pedagogisti per calarsi nella pratica didattica dove si sofferma con l’intento, di rendere attuabile il conseguimento degli obiettivi via via esposti, quasi vi fosse in lei l’ansia della riuscita dell’intervento educativo. La sua maggiore cura sta nel porre nell’istituzione infantile quell’attenzione e quella competenza che divengono garanzia di un’accettazione incondizionata e permettono la soluzione di disuguaglianze e rifiuti. Crede inoltre che nella scuola dell’infanzia si debba sopperire, con un buon margine di possibilità di riuscita, alle carenze sociali, psichiche, sensoriali o affettive che colpiscono i meno fortunati.
L’originale impostazione del suo scritto divide in tre i piani esperienziali dell’infanzia: il piano psicofisico, il piano intellettivo, il piano etico-sociale. A tali piani corrispondo tre obiettivi onnicomprensivi, simmetrici alle tre finalità del documento programmatico ministeriale emanato per la scuola materna statale nel giugno del ’91.
I tre obiettivi onnicomprensivi sono nell’ordine: la conoscenza del sé, la conoscenza del sé in rapporto alla realtà circostante, la conoscenza del sé in rapporto agli altri, mentre le tre finalità, si ricorda, sono: identificazione del sé, competenza, autonomia.