Da qualche anno la psichiatria è stata messa sul banco degli accusati: per coloro che si autodefiniscono “psichiatri democratici”, o anti-psichiatri, ogni tentativo di curare pazienti psicotici e nevrotici, qualunque sia l’approccio, sa di “manipolazione”. La tesi sembra essere che quale che sia la ragione per cui questa gente soffre, la colpa è di una vaga astrazione chiamata “società” (ovviamente non più capitalistica né neo-capitalistica). Nulla può cioè alterare e migliorare la condizione dei pazienti se non un cambiamento “radicale” delle strutture della “società”, in senso determinato. Alcuni anti-psichiatri, come Laing, Cooper e il nostro Basaglia, arrivano a dire che non è lo psicotico ad essere pazzo, ma la società, e che dovremmo imparare dallo schizofrenico piuttosto che cercare di curarlo.
D’altronde, come pensa l’americano Szazs, il paziente è incapace di consenso meditato, pienamente consapevole, e quindi ogni tentativo di curarlo, in quanto rappresenta una imposizione, finisce per tradursi in “violenza” e “tortura”. La violenza delle istituzioni, di tutte le istituzioni collegate a esperienze da rifiutare in blocco, (uno dei tanti slogan correnti sulle bocche degli attuali colti indotti) include dunque anche la violenza psichiatrica.
Eysenck, autore di questo libro fortemente provocatorio, non si perde tuttavia nella polemica spicciola né indulge minimamente nell’anti-demagogia, che il fondo può risolversi in un’altra forma di demagogia. I suoi argomenti sono frutto di lavoro scientifico al di là di ogni sospetto e di lunga esperienza clinica.
