Il volume rappresenta un’ampia dissertazione su un settore di ricerca non certo recente; infatti è stato W. James a pubblicare nel 1910 The Moral Equivalent of War a cui sono seguiti negli anni trenta e negli anni sessanta altri autorevoli saggi. Ma il momento di attenzione si è avuto nella prima metà degli anni ottanta quando le due superpotenze (l’US di Reagan e l’URSS di Brezniev) erano impegnate nella corsa al riarmo nucleare.
L’autore ha cercato nella ricerca psicologica quegli elementi che rendessero conto della discontinuità tra guerra e minaccia nucleare, riuscendo a individuarli nella messa in discussione del nesso aggressività-guerra, a partire dalla considerazione che gli sviluppi della tecnologia bellica e dell’apparato militare non potessero restare senza conseguenze sulle implicazioni psicologiche dei singoli.