L. Ranger (1975) osserva che la psicopatologia individuale muta con l’evoluzione dell’ambiente socio-culturale. E. Gaddini (1984) a sua volta aggiunge: “L’Epidemiologia della malattia mentale varia quantitativamente e qualitativamente da una società all’altra, e in una stessa società nel tempo, man mano che questa società cambia”.
Ora, se ciò è vero per il mondo degli adulti lo è ancora di più per l’universo dei bambini e degli adolescenti dove effettivamente oggi è possibile riscontrare tutta una vasta gamma di disturbi psicoaffettivi tipici del nostro tempo, come scotto inevitabile da pagare al vivere sociale. L’evoluzione dalla famiglia estesa a quella nucleare, determinata dal passaggio dalla società rurale a quella industriale, ha inciso in modo significativo sullo sviluppo e sul destino del soggetto in età evolutiva. Fattori quali l’urbanizzazione, il lavoro fuori casa del padre e, molto spesso, anche nella madre, la scolarizzazione di massa e prolungata, il progressivo allontanamento dei contatti tra il mondo del bambino e quello degli adulti, l’accentuarsi della instabilità della famiglia a livello emotivo, economico ed ambientale, se per certi versi, rispetto alla situazione precedente, hanno creato dei contraccolpi positivi nello sviluppo della personalità dei bambini e degli adolescenti, per altri hanno costituito un serio handicap, nonostante il clima culturale di questo secolo eccezionalmente sensibile ai problemi dell’età evolutiva.