La questione della povertà in Italia fatica ad entrare nell’agenda politica ed è oggetto di misure frammentarie oltre che largamente inadeguate. Eppure si tratta di un fenomeno che coinvolge ogni anno più di due milioni e mezzo di famiglie e oltre sette milioni di persone. Fortemente concentrata nelle regioni meridionali, tocca anche aree del Centro e del Nord. Accanto agli anziani, che sono stati tradizionalmente i più esposti al rischio di povertà, negli ultimi anni emerge in particolare la vulnerabilità delle famiglie con figli, specie se minori. A partire da due figli, infatti, aumenta notevolmente il rischio di povertà, fino a toccare un quarto delle famiglie con tre figli o più.
La disoccupazione del capofamiglia è la causa maggiore di indigenza per queste famiglie, ma spesso non basta neppure il lavoro di un solo genitore per evitare la povertà dei bambini. Quest’ultima appare il fenomeno più nuovo, e più preoccupante, della povertà nel nostro paese, anche perché chi è povero da piccolo corre rischi più elevati di rimanere povero a lungo rispetto a chi invece diventa povero da adulto. Per sviluppare politiche adeguate occorre sia far riconoscere la questione della povertà come cruciale per una democrazia compiuta, sia poter disporre di strumenti metodologici e concettuali idonei a conoscere il fenomeno e a valutare l’impatto delle politiche. Il lavoro della Commissione d’indagine sull’esclusione sociale nel biennio 2000-2001 documentato in questo volume si è mosso in entrambe queste direzioni.