Il nuovo razzismo non è qualcosa che attenga alle persone come il colore degli occhi e le orecchie a sventola. Non è neppure questione di razza, di pelle o di superiorità culturale. Come altre cose, nella società presente, esso mostra ed insieme occulta storie d’interesse.
Rintanati nei privilegi di un angolino da Primo Mondo, al riparo di una monocultura arcaica conservata da uno stato monolingue, fino ad oggi ci è stato possibile evitare di fare entrare nel campo percettivo chi stava fuori dalla soglia di casa.
Un certo compiacimento nel calcolo del reddito crescente, le lusinghe della tentazione edonistica, la febbre leggera di un benessere appena raggiunto o comunque in vista all’orizzonte, hanno in qualche modo contribuito ad edificare sulla cancellazione dell’Altro un impero di insensibilità, cinismo ed indifferenza.
La Pantanella, quest’angolo da Terzo Mondo proprio in casa nostra, ha tuttavia risvegliato antichi turbamenti. Ed ecco allora che la cronaca ci ha restituiti, impietosa come sempre, reazioni inquietanti: delle istituzioni, di molti cittadini.
Un nuovo razzismo – qualcuno ha detto. Concorrenziale, differenzialista, democratico, istituzionale – altri hanno aggiunto, cercando di capire.
La storia un pò amara del popolo interetnico che per più di sei mesi ha animato lo Shish Mahal, ovvero il Palazzo di Cristallo, di questo nuovo razzismo sembra essere un analizzatore esemplare.
