Ogni volta che la riflessione comune torna a focalizzare alcuni aspetti della sicurezza sociale – specie in occasione di episodi di pubblico disagio – viene alla mente l’immagine di un’assistenza che assume o i connotati di un carrozzone sempre più difficile da spingere, o il volto di certi parenti poveri dei quali si preferisce tacere. In entrambi i casi, e malgrado i tanti dibattiti in tema di Welfare State, il cittadino avverte una carenza di prestazioni, una dequalificazione del servizio, che lo conduce – quando possibile – a cercare altre soluzioni per i suoi problemi. L’espressione “sicurezza sociale” diventa allora solo un buon proposito, non una realtà operativa. Malgrado ciò una visione realistica della sicurezza sociale non significa passiva accettazione di uno status quo. C’è anzi un profondo movimento innovatore che proviene dalle espressioni di base del nostro Paese che, in alcuni casi, è riuscito a mettere in moto meccanismi legislativi di revisione di un paternalistico assistenzialismo.
Il volume esprime l’esperienza dell’autore e segna il tentativo di realizzare una effettiva integrazione di contributi cercando di amalgamare l’intervento sanitario, socio-assistenziale, previdenziale, economico, ecc., per delineare una mappa globale di riferimento ove non si guarda a una singola prestazione settorialistica ma a un insieme di apporti che, solo se veramente in sintonia tra loro, potranno garantire “sicurezza”.
Il sussidio, diviso per aree di riferimento conferisce allo studio caratteristiche di facile accessibilità, mentre i diffuso riferimento bibliografico apre la strada a ulteriori approfondimenti.