Oggi è così naturale fare riferimento all’“uso del computer” o al “navigare in Internet” che la fruizione di questi “media” sembra un dato ormai acquisito per tutti al punto da essere considerati come appartenenti al quotidiano di “tutti”, al pari di altri media quali la radio, il giornale, la televisione. Così non è. Solo una piccola parte dei cittadini italiani e appena di più nel resto dell’Europa è in grado di fruire di questi strumenti. Il problema, quindi, in relazione a questi media è capire quale sia la capacità di fruizione necessaria e la maniera ottimale per accedervi. La questione però non è di natura “tecnica”, bensì una questione di democrazia e diritto di cittadinanza, proprio perché ampliare la capacità di fruizione dei nuovi media significa acquisire informazione e conoscenza.
Queste le tematiche affrontate nel libro. Da esse emerge come, per l’utilizzo delle tecnologie informatiche e, in particolare, per Internet si ponga innanzi tutto il problema di una politica di apprendimento e di educazione testuale. Da una parte, infatti, per la presenza di una sovrabbondanza di informazioni, si pone la necessità di superare la difficoltà del passaggio dell’informazione alla conoscenza, dall’altra è evidente l’obbligo di allargare e distribuire la capacità di acquisizione delle informazioni tramite questi media. Diversamente, una diffusione delle nuove tecnologie su base ristretta può diventare immediatamente agente di discriminazione rilanciando nuove differenze nell’acquisizione di conoscenze e rischiando di riprodurre una nuova, ulteriore forbice fra ricchi e poveri. Ciò vale tra stati nazione più sviluppati rispetto alle aree sottosviluppate e, all’interno di entrambe le realtà, vale per i cittadini di ciascun paese.
