In una società complessa, in cui i cambiamenti sono continui, ma si presentano come “processi senza soggetto”, c’è bisogno di una ininterrotta comunicazione, per informare, coinvolgere, ma anche per offrire competenze e nuovi saperi, indispensabili per gestire le aree di innovazione. Il processo di razionalizzazione riproduce però continuamente fenomeni di “dualizzazione”, zone di esclusione e di emarginazione. All’educazione come educazione permanente si chiede di fornire sempre nuova competenza dove già è alta l’accumulazione di sapere, mentre alla periferia, nelle aree di lavoro precario e dell’emarginazione, l’educazione dovrebbe solo assicurare integrazione e consenso. Ma l’intervento educativo – è questa la tesi del volume – può anche svolgere un ruolo diverso, antagonista rispetto a questa logica: può tendere a ricostruire la visione d’insieme contrastando la frantumazione sociale e la chiusura nelle cerchie particolari; può restituire soggettività, ruolo sociale, agli esclusi, valorizzando le loro identità; e può favorire in genere la costituzione di soggetti sociali, radicati nella loro specificità, portatori di un loro proprio “sapere”, e nello stesso tempo capaci di visione generale, e di un’azione corrispondente.
