La solidarietà viene definita da Giovanni Paolo II non come “un sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone, vicine o lontane” ma come “la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune”. Essere solidali significa riconoscere che il nostro destino è strettamente legato a quello di tutta l’umanità. Un “debito” intrinseco alla condizione umana, che porta a conseguenze impreviste, sia come singole persone, sia come gruppo, comunità e istituzione, a livello locale e internazionale. E’ questa la prospettiva nella quale si muove la riflessione contenuta in questo testo dedicato ad uno dei principi fondamentali della dottrina sociale della Chiesa, cioè di quella che potremmo chiamare la “grammatica” del discorso sul sociale.