Come è assolutamente evidente da giornali, radio e televisione, il dibattito intorno all’aborto non s’è affatto sopito. Pur nel clima politico e sociale molto cambiato rispetto agli anni caldi, il tema costituisce ancora oggi oggetto di dibattito. E se rispetto al passato vi sono oggi punti fermi (tra cui che il feto debba godere della protezione giuridica dello Stato, o che non abbia senso parlare di aborto come mezzo di controllo sulle nascite), la questione si è però arricchita di nuovi elementi.
Rilevante, sottolinea l’autrice, è ad esempio il fatto che essere oggi contro l’aborto non sia più esclusivo appannaggio della Chiesa. Ricordano le posizioni stoiche certe tesi attuali che criticano la pratica in quanto violazione di un processo naturale. Un nodo problematico nient’affatto risolto, è appunto quello di come classificare l’aborto. Definirlo come “diritto della donna” è infatti una posizione su cui concordano in molti. La storia dell’aborto in Occidente ha mostrato come il modo di affrontare la questione sia cambiato in relazione ai mutamenti della scienza e alle necessità dello Stato, in un “continuo rapporto dialettico con la legge morale ispirata alla tradizione cristiana”. Oggi molti segnali ci dicono che qualcosa sta ancora cambiando. Se infatti l’aborto ha subito negli ultimi due secoli grandi rivolgimenti, passando dall’essere prima una questione maschile e divenendo poi una questione femminile per eccellenza, esso è infine arrivato ad assumere i contorni attuali di tema che chiama in causa al contempo le comunità di donne e di uomini.