Tetraplegica e con gravissime limitazioni alla sua autonomia, l’autrice racconta la sua esperienza e la sua filosofia di vita per cui la collaborazione che essa riceve non la considera come cosa dovuta ma come scambio reciproco di dare ed, allo stesso tempo, ricevere. Si sottolinea, fra l’altro, la frequente inadeguatezza della risposta assistenziale che spesso si limita ai soli bisogni primari delll’handicappato (pulizia, cibo, ecc.) e non anche a bisogni fondamentali della persona umana quali l’istruzione, il lavoro, il recupero delle capacità residue, le passioni e i desideri.