Storie vere raccontate da una persona che “fa gambe e braccia” – come spesso – Alberto Cairo ci tiene a ricordare, e che lavora da tredici anni per la Croce Rossa nel Centro ortopedico di Kabul. Nell’ospedale non si limita ad escogitare rimedi per chi ha subito un’amputazione, ma tenta anche di ridare dignità a chi viene rifiutato dal suo ambiente. Questo saggio è un dipinto toccante fatto dall’interno di una realtà tra le più strazianti del nostro tempo. Sono brevi racconti che parlano di dolore, ma anche di gioia, amore e speranza. Tanti sono i personaggi disegnati che emergono vivacemente tra le pagine: da Nilà e il suo amore contrastato, a Samad, pronto a tutto per difendere la figlia dal marito violento. “…Kabul è diventata la mia casa nel 1990. Da allora, molte le cose successe, clamorose o nascoste, drammatiche o da ridere”.