Dal 1966 il Gruppo Abele lavora sulla strada e della strada ha fatto il riferimento costante delle sue iniziative e dei suoi progetti, della sua ricerca e dei suoi confronti. Quando la tossicodipendenza era ancora considerata dalle leggi e dalle istituzioni, ma anche dall’opinione pubblica, alla stregua di una mallatia mentale da curare con il manicomio o da debellare con il carcere. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti e tante cose sono cambiate: operatori, politici e la stessa opinione pubblica hanno capito che la prevenzione deve essere posta al centro di ogni intervento educativo; che punire non solo non risolve il problema, ma lo aggrava; che sono necessari strumenti, come le “unità di strada” e i “servizi a bassa soglia”, in grado di andare incontro alle sempre nuove e diverse necessità di chi manifesta questo disagio; che la comunità terapeutica, considerata per anni come l’unica possibilità di recupero, non è sempre valida per tutti, ma occorrono anche altre risposte. Questo documento è anche frutto di un lungo lavoro, che ha coinvolto tutto il Gruppo Abele nelle sue varie espressioni, ma non solo; esso è il risultato di un lungo cammino compiuto insieme a chi fa fatica è il frutto di una costante osservazione dei fatti, compiuta senza preclusioni, aperta alle innovazioni e alle invenzioni richieste dai continui cambiamenti storici, da un confronto con le istituzioni e con la stessa politica.
