“Ci troviamo nella situazione piuttosto singolare in cui l’umanità non solo sviluppa gli strumenti di un suicidio collettivo, ma si preoccupa anche di renderne irreversibili gli effetti, eliminando le basi per il sostegno della vita” (Galtung).
Si tratta di un problema planetario e nasce da un sistema in cui sono strettamente connessi il rapporto Nord/Sud (fame, sviluppo), il degrado ambientale, la minaccia della guerra. Che fare? L’autrice suggerisce un progetto educativo di pace che si basa su nuovi soggetti politici, capaci di pensare e di vivere in maniera diversa, per poter portare l’umanità da una situazione di estrema competitività ad una situazione di estrema solidarietà.