Clara Sereni è una donna che ha sempre sentito la “chiamata” della politica come un’occasione per imbrattarsi le mani, per muovere cose e persone, per costruire rapporti, per convogliare valori ed energie nel sociale. Molte di queste “note”, concepite per quotidiani o scritte per convegni e occasioni pubbliche sono nate proprio dalla sua esperienza di vicesindaco di Perugia conclusasi con sofferte e motivate dimissioni. Se dietro questi appunti “dal vivo” si avvertono gli entusiasmi e le delusioni di un’avventura molto concreta, è anche vero che Clara Sereni non viene mai meno alla fedeltà a idee, passioni, tensioni che vanno al di là delle occasioni in un orizzonte di tenaci utopie. Ecco allora prendere forma una sorta di “libro dei desideri” in cui si parla di donne che si misurano col potere senza intaccare la loro identità, di banche del tempo che ridistribuiscono occupazione e competenze, di handicappati che conquistano la dignità di essere utili, di una comunità che si muove a partire da microprogetti per la “ricostruzione” di una possibile società civile. Diario pubblico e diario privato, questo Taccuino di un’ultimista è scritto dall’angolo buio e luminoso della speranza, con l’unico punto di vista ancora possibile per guadare il mondo senza mentire, quello degli ultimi.
