L’azione è un’esperienza che tiene legati due aspetti in conflitto fra di loro: l’aspetto naturale e quello simbolico. Con il primo viene messo in evidenza che, come tutti i sistemi viventi, anche il sistema d’azione afferma sempre l’identità invariante di una sua struttura attraverso la stabilizzazione concreta e particolare di differenze nei confronti di ciò che è altro da “Sé”. Con il secondo, invece, viene messo in evidenza che l’azione procede mediante l’elaborazione di significati che astraggono continuamente da ogni norma di identità del sistema e dalla corrispondente stabilizzazione di differenze. Però, la crescente complessità del sociale sembra mettere in discussione quel legame. Una società sarebbe tanto più complessa quanto più il simbolico si dissocia dal naturale diventando fine a se stesso: quanto più fine a se stesse diventano le procedure di astrazione che così affievoliscono l’importanza delle identità e delle differenze nella composizione dei rapporti sociali e intersoggettivi. Vale a dire che, in un sociale altamente complesso, viene concessa un’importanza sempre più marginale alle differenze di valore fra tipi di personalità, di cultura o di società. Ma ciò non significa che venga smarrito ogni criterio di senso. Significa, piuttosto, che il senso dei rapporti sociali, anziché fondarsi sulla riproduzione del bisogno naturale di identità e quindi su distinzioni qualitative fra uomini, si raccoglie intorno ad un’unica, “vera “, differenza: che è quella che separa il vivente dal non vivente o la salute dalla malattia.
Lo sviluppo etico delle società molto complesse sembra possa trovare i suoi imperativi funzionali unicamente laddove viene migliorata la differenza fra la “vita” e la “morte”: rinunciando, paradossalmente, alla positività sostantiva delle altre differenze che tendono a riprodursi fra le forme più evolute del vivente stesso.
In questa prospettiva, ciascun sottosistema d’azione (politico, economico, educativo, ecc.) può essere soltanto un servizio. Di fronte all’emergenza costitutiva di un ambiente per il quale il senso consiste solo nella separazione della vita dalla morte, della salute dalla malattia, ecc., nessuna istituzione può pensare di rispondere badando in primo luogo al mantenimento dei propri confini: se e quando questi sono ancora stabiliti per legittimare differenze estranee a quel senso.
