In questo volume vengono sviluppate le problematiche specifiche della malattia depressiva nel confronto dialogico con la letteratura psicoanalitica internazionale sull’argomento. Nell’affrontare l’analisi della depressione ci si imbatte in due fondamentali correnti psicoanalitiche che prendono le mosse da angolazioni diverse. Alla psicoanalisi classica, fondata sulla, e regolata dalla, teoria strutturale della mente, e alla psicoanalisi kleiniana delle relazioni di oggetto, si è con gli anni contrapposta quella che alcuni autori definiscono “psicoanalisi del Sé” e altri connotano come “psicoanalisi del deficit”. La malattia depressiva si è imposta gradualmente all’attenzione dello psichiatra e dello psicoanalista e, insieme alla struttura borderline a essa strettamente connessa, ha invaso a tal punto il territorio occupato dalla schizofrenia, dalla paranoia e dalle nevrosi, da assorbire l’interesse prevalente degli studiosi. Gli autori ritengono a tale proposito che la malattia depressiva sia spesso l’esito del disturbo strutturale borderline; e ciò non stupisce, nella misura in cui si conosce l’invasività del depresso, l’appello umanitario implicito e esplicito, la pressione che egli esercita sul piano familiare e sociale. D’altra parte, il diffondersi della malattia a livello internazionale è manifestazione di una crisi esistenziale generalizzata dell’uomo della nostra epoca.
